NOTIZIARIO DELL'ARCHIVIO OSVALDO PIACENTINI
15-06-2007
E' pronto il nuovo Notiziario dell'Archivio Osvaldo Piacentini di cui riportiamo l'Editoriale dell'arch. Ugo Baldini
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Camicia: si dice con due emme e si scrive con una.

La capacità adattativa di un sistema è una componente importante della sua intelligenza e del suo orientamento al futuro.
Ma il sistema oggi è strabico e incerto, la sua intelligenza (di sistema) è messa in dubbio dagli esperti ed è messa in crisi dal calo di fiducia che si sta registrando ormai da tempo.
Sfiducia sulle capacità e sulla moralità della classe dirigente sempre più autoreferenziale e conservativa, fatta salva quella frazione di galantuomini e di innovatori che provano ancora a parlar chiaro in un ambiente che ha fatto dell’ipocrisia e del cinismo una virtù.
[Di qua e di là.]
“Camicia si pronuncia con due emme e si scrive con una” dicono le maestre calabresi ai loro bimbi cercando di adattare un codice - e una missione - nazionale allo spirito tenace dei luoghi e delle tradizioni. Fare recuperare efficienza al Paese come condizione per servire gli obiettivi di crescita, di equità e di coesione richiede un sapiente e impegnativo impiego dei due codici: ma chi sta aiutando le maestre calabresi? Chi si assume l’onere e il rischio di rinnovare il Paese?
Rinnovare il Paese vuol dire rimetterlo con i piedi per terra, vuol dire riprendere il controllo del territorio, per metterlo finalmente in gioco verso orizzonti nuovi di sostenibilità senza orpelli e balzelli, senza omissioni, omertà e scorciatoie, con regole ben fondate e patti chiari per tutti.


Bene. Su quali risorse si può contare - a questo punto della storia - per investire nel recupero di efficienza e di fiducia che è necessario, volendo giocarsi un futuro con meno incognite?
Potremmo chiedere risorse di tempo e di esperienza a quella parte del Paese che è disposta ad allinearsi con il resto dell’Europa restando al lavoro quanto serve per contrastare la perdita di capacità produttiva in atto e per garantire il principio di equità intergenerazionale. Potremmo chiedere risorse di equità e di efficienza ad un sistema giudiziario che volesse essere tanto rigoroso con se stesso quanto ha voluto mostrarsi con altri.
L’efficienza di un sistema giudiziario che passi all’esame del confronto con le altre grandi democrazie europee è un fattore di coesione formidabile.
Nicola Rossi - per fare solo un esempio - ha di recente ricordato come la mancanza di una informatizzazione del sistema giudiziario sia fonte di iniquità sociale, penalizzando i ceti meno abbienti, e come, tra le ragioni della scelta di una età pensionabile più sensibile all’aumento marcato della speranza di vita, ci possa stare anche l’opportunità di reperire in tal modo le risorse necessarie: una dimostrazione convincente della necessità oggi di avere una classe politica capace di diagnosi incisive sulle condizioni del Paese e disposta a giocarsi (“chi sbaglia paghi” ...) su delle soluzioni chiare e concrete, da rendicontare ai cittadini.
Potremmo chiedere risorse di cultura e di pensiero creativo al nostro sistema universitario, messo finalmente a confronto, sul mercato dei servizi formativi, con l’offerta mondiale, nel mentre che una politica dello Stato e delle Regioni si decidesse a privilegiare realmente i progetti formativi degli studenti (ricorrendo in modo assai più significativo che per il passato a borse di studio da spendersi qui e nel mondo), anche per cercare di recuperare il gap di produttività (dice bene Bruno Tabacci: più diplomati per 100 attivi, più laureati, più ricercatori, più brevetti, ...) che continua a pesare nei confronti degli altri paesi della U.E.!
Potremmo chiedere risorse operative alla solidarietà delle Regioni a statuto speciale per consentire anche agli altri territori di perseguire responsabilmente le proprie scelte di sviluppo nelle condizioni di un federalismo fiscale ben praticato.
Potremmo chiedere risorse di innovazione e di sviluppo alle imprese, in modo che le dinamiche economiche si traducano più spesso in crescita civile, meno orientate ad incassi a breve, senza costi ambientali irreversibili e in grado di contribuire tangibilmente a mantenere un welfare ri-adeguato al secolo delle migrazioni.
Potremmo chiedere alla pubblica amministrazione di rivedere radicalmente la propria idea di efficacia e di efficienza in funzione delle esigenze reali e impellenti dei cittadini, delle famiglie e delle imprese, oltrechè delle forme di auto-organizzazione solidale della società: fare meglio con meno ...
Potremmo chiedere a tutti di dare maggiore valore al paesaggio (come patrimonio comune del Paese, come bene pubblico) e riconoscere forme di remunerazione a chi lo conserva integro, sicuro, fruibile, in ultima istanza identificabile. A tutti, e in particolare a quei territori che con le proprie dinamiche insediative generano una domanda crescente di ambiente e di natura, alla cui soddisfazione debbono responsabilmente concorrere, compensando quei territori, rurali e montani, che questi servizi offrono.
[La si fa troppo facile? È un modo – lavorare assieme, da ingenui, all’agenda del Paese - per contrastare quelli che la rendono difficile... ]
Dovremo chiedere “all’urbanistica” di preoccuparsi che i processi di valorizzazione generati nelle trasformazioni urbane e territoriali vengano per una parte non marginale sottratti alla rendita fondiaria e, per essa, anche alle forme più o meno lecite di sostegno alla politica che sovente registriamo, quando non alle pratiche malavitose di riciclo del denaro sporco, a Gomorra e dintorni; sottratti e reinvestiti per rendere più vivibile, più equa e più funzionale la città pubblica (pensiamo al pesante ritardo accumulato nelle politiche di social housing), così da fare apprezzare ai vecchi e ai nuovi abitanti il senso della “cittadinanza” comunque la si pronunci.
Camicia vs cammicia: a volte la capacità adattativa di un sistema non si manifesta come virtù, bensì come espediente per portare nella modernità le solidarietà illiberali delle società arcaiche che consentono/impongono ai giovani cottimisti calabresi di coniugare i consumi opulenti della Padania Felix in cui vivono con il mondo della irregolarità e dell’illegalità dei cantieri in cui quell’opulenza si produce.
Potremo non farci travolgere tutti dall’ossimoro di una modernità obsoleta (e ambigua), se ognuno farà la sua parte. Solo per questa via potremo sciogliere i condizionali, in un progetto di futuro convincente e condiviso.




























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per UN RILANCIO DEI PARCHI - San Rossore 6 dicembre 2010
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